Racconti, Storie in pillole

Whisky e Fazzoletti

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Il racconto che segue, Whisky e Fazzoletti, è nato da una nuova sfida propostami.

Inventare un racconto partendo da un’immagine.

L’immagine di partenza è un dipinto del pittore americano Edward Hopper dal titolo Automat.

Ecco dunque la mia proposta.


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Whisky e Fazzoletti

Era la quarta volta che veniva lì quel mese, e febbraio era appena agli inizi.

Quell’uomo dietro al bancone, Tom, solo Tom le avevo detto di chiamarsi, la capiva meglio di chiunque altro fuori da quel bar.

La vedeva arrivare e a lei non occorreva dire niente. Non sarebbe servito, perché lui la vedeva e immediatamente il suo whisky era servito, con tanto di fazzolettino accanto.

Tom sapeva che quel fazzolettino per lei era importante.

Doveva ripassare la sedia ed il tavolo, assicurarsi che tutto fosse pulito come voleva lei. Qualche barista si sarebbe arrabbiato, quantomeno seccato, ma non Tom.

Lui la capiva e le faceva sempre trovare un fazzoletto immacolato accanto al bicchiere.

Era la quarta volta che veniva lì quel mese, ma quella era la prima da assassina.

Proprio così, sono un’assassina, si disse.

Tom non lo sapeva, e nemmeno lo poteva sospettare. Quel cappotto e quel cappellino impeccabili. Tutto faceva pensare ad una perfetta signora ammodo, se non fosse che veniva lì ogni notte, da mesi, alle 3 del mattino. Qualcosa di strano di lei, Tom doveva pur pensarlo. Anche se fosse, però, non lo dava a vedere.

Assassina.

Jocelyn nascose il volto tra le mani.

Fu allora che si accorse che stava ancora indossando quei guanti con i quali aveva compiuto tutto.

Allungò lo sguardo dietro al bancone, e vide che Tom se ne stava placidamente assorto a lucidare i suoi bicchieri. Beato lui. Con lentezza, li sfilò e li nascose dentro la borsetta. Afferrò il bicchiere sul tavolino e ne bevve una lunga sorsata. Lo riposò.

Notò che piccole gocce d’acqua si erano depositate sul tavolo, dove aveva appena adagiato il bicchiere. Prese il fazzoletto e ripassò davanti a sé con estrema cura. Tutto doveva essere pulito.

Nel contemplare l’opera, si sentì rilassata. Chiese a Tom un caffè.

Il contatto con la tazza bollente le ricordò il caldo collo di Mathias tra le sue dita.

Anche lui adorava il caffè. Forse era l’unica cosa che avessero in comune.

Strinse le mani con tanta forza attorno alla tazza, che quasi temette di frantumarla.

Sentì la sua pelle bruciare.

Anche quello avevano in comune… Forse era quello che in fondo meritava.

Assassina.

Mathias non era una brava persona. Avrebbe voluto dire così a Tom, che non pensasse male di lei.

Lui era sempre così gentile. Nessuno lo era mai stato con lei, nessuno le aveva mai messo un fazzolettino pulito sul tavolo e lasciato che si mettesse a suo agio. Di certo non Mathias.

Vide che la tazza di caffè aveva lasciato un alone sul tavolo.

Jocelyn riprese il fazzoletto e pulì di nuovo.


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About Elisa Borgato

Scrivo da sempre. Amo la natura, viaggiare in solitaria, la spontaneità e gli imprevisti (anche se quest'ultimi non sempre o, almeno, non subito!). Sono laureata in Lingue e Culture dell'Asia Orientale... Sì, ho studiato il giapponese, e dal 2021 ho deciso di trasformare questa mia passione per l'Asia in un blog, LeggiMee. Qui scrivo del Giappone che mi più mi appassiona, ma racconto anche storie brevi e mi lascio andare all'improvvisazione!
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