Il canto di Chiri Yukie

Succede sempre così.
Che la passione travolge, infiamma, sconvolge e porta con sé scoperte.

A volte sono scoperte di cose dolorose che smuovono le coscienze, come quella volta che mi sono addentrata nei retroscena della vita delle donne Ainu, ma, a volte, le scoperte sono meravigliose e gridano per essere raccontate, di nuovo e ancora.

Come la dolce storia dei pianoforti sopravvissuti di Hiroshima, o come la storia che vado a raccontarti oggi!

L’appassionante storia di una ragazzina che, a poco più di vent’anni, aveva capito bene quale fosse il suo destino e vi si dedicò con tutta se stessa. Un’eroina, la definiremmo noi oggi.

E, in effetti, un albo illustrato è stato a lei dedicato: Yukie e l’orso, scritto da Alice Keller e illustrato da Maki Hasegawa (Kira Kira Edizioni).

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Copertina di “Yukie e l’orso“, edito da Kira Kira Edizioni

Sto parlando di Chiri Yukie, giovanissima Ainu, forte e appassionata che, contro ogni pregiudizio, decide di essere la portavoce delle storie del suo popolo. Decide che è tempo che si conoscano le sue tradizioni e le sue leggende.

Il popolo Ainu non è un popolo che sta scomparendo! Almeno, non per Chiri Yukie.

Leggere la sua storia è davvero fonte di ispirazione e riflessione.

Scopriamola insieme.

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La storia di colei che tradusse i canti del popolo Ainu, Chiri Yukie

Il contesto in cui nacque Chiri Yukie

Per parlare di Chiri Yukie, dobbiamo tornare indietro nel tempo, ed immaginarci nel Giappone di inizio Novecento.

L’isola di Hokkaido era a quel tempo meta ambita da numerosissimi coloni giapponesi, spronati dal proprio governo a cercare fortuna e ricchezze in una terra dal clima decisamente inospitale.

Veduta del porto di Hakodate nel 1897 (fotografia di Ogawa Kazumasa, estrapolata dall’album “Souvenirs de Yézo”)

I Giapponesi, com’è naturale, portarono con sé non solo lingua e cultura, ma anche le proprie abitudini ed usanze, in particolare la coltivazione della terra, e di fatto, espropriarono dei propri spazi le popolazioni che già risiedavano in Hokkaido.

Come ben sappiamo, gli Ainu, organizzati nei loro villaggi, vivevano principalmente di caccia, pesca e raccolta, e questo modo di vivere non sembrava integrabile con lo stile di vita giapponese. O, almeno, il tentativo di integrazione messo in atto dalle istituzioni fu, in quel caso, decisamente fallimentare.

Tra i cambiamenti apportati dal governo:

  • La Land Regulation Ordinance del 1872. L’ordinanza permise un completo riassetto del paesaggio dello Hokkaido in favore del popolo giapponese. Grandi edifici iniziarono a sorgere dove prima vi era natura. Corsi d’acqua vennero deviati per portare approvvigionamento ai nuovi insediamenti. Questo, e l’utilizzo di tecniche di caccia più invasive, portò ad un drastico calo delle popolazioni di cervi e salmoni che costituivano buona parte dell’alimentazione degli Ainu. In breve, molti di loro furono a pochi passi dal morire di fame;
  • Il Former Aboriginals Protection Act del 1899. Questa legge, attiva per quasi un secolo, rese gli Ainu cittadini del Giappone, con gli stessi diritti, almeno in apparenza. Nella realtà, fu un modello di colonizzazione che il Giappone adottò successivamente anche in altri luoghi, come Corea e Taiwan. L’intento era quello di rendere gli Ainu dei coloni, dediti all’agricoltura. Il risultato? Una popolazione poverissima, prostrata ed arrabbiata.

Pur essendo riconosciuti agli Ainu degli spazi in cui vivere, essi non erano affatto sufficienti al loro stile di vita, costringendoli ad una vita assai stentata.

Questo è lo Hokkaido di Chiri Yukie.

Il villaggio dell’infanzia di Yukie: Noboribetsu e la “valle dell’inferno”

Una famiglia di nobile estrazione, seppure in decadenza, diede i natali a Chiri Yukie, nel 1903 (probabilmente in giugno).

Il villaggio che la accolse bambina è quello di Noribetsu (o Noboribetsu; in lingua Ainu: nupur-pet), che ora risuona nel mondo per la “Valle dell’Inferno”, levigata dalla lava, e per i suoi ambiti centri termali.

Jigokudani, la Valle dell’Inferno, a Noribetsu (autore: Chensiyuan, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons)

Prima che la zona venisse colonizzata, Noboribetsu era un fiorente villaggio costiero, dedito principalmente alla pesca.

Di questo importante passato è oggi testimone un piccolo museo, situato all’interno del Bear Park, che cerca di raccontare la vita degli Ainu ai turisti.

Prima di immergerci ulteriormente nella vita di Chiri Yukie, però, vorrei fare un ulteriore passaggio, essenziale per capire quanto sia fondamentale ed eccezionale il suo lavoro. Nel prossimo paragrafo, daremo infatti qualche accenno alla lingua ainu…

La lingua ainu: un’unica lingua o tanti dialetti?

Quante volte abbiamo parlato di “popolo ainu” qui a LeggiMee? Tantissime!

Eppure quando leggiamo o scriviamo quest’espressione, “popolo ainu”, non dobbiamo immaginarci un popolo coeso, unito sotto un’unica bandiera ed un’unica lingua. Piuttosto, la popolazione era frammentata nei diversi villaggi (kotan), spesso formati da pochi gruppi familiari, amministrati da un anziano (ekashi).

Se vuoi qualche spunto in più sulla vita del popolo Ainu, leggi quest’articolo!

Anche Noboribetsu, il villaggio di Yukie, non faceva eccezione.

In effetti, il dialetto ainu parlato da Chiri Yukie e dalla sua famiglia era quello di Horobetsu, tipico della costa sud-ovest dello Hokkaido.

Se ci si sofferma un attimo, contando che in Hokkaido c’erano quasi 20 varianti dialettali, non vi era dunque solo una palese difficoltà di comunicazione con il mondo giapponese, ma ve n’era una anche intrinseca!

Ormai il dialetto di Horobetsu non è più parlato e questo rende ancora più pregevole in lavoro di Yukie, che vedremo tra poco.

Una famiglia assai particolare: Nami, la madre di Yukie

La madre di Yukie, Nami, fu tra le poche donne Ainu dello Hokkaido ad essere completamente bilingue. Era infatti fluente sia in lingua ainu sia in lingua giapponese.

Frequentò insieme alla sorella Kannari Matsu la Ainu Training School di Hakodate, fondata da Charles Nettleship, missionario inglese in Hokkaido insieme a John Batchelor.

Se vuoi qualche spunto in più su John Batchelor, clicca qui!

La scuola ebbe breve vita ma diede l’opportunità alle due sorelle di imparare a trascrivere il dialetto di Horobetsu in caratteri latini.

Nonostante le difficoltà di istruzione, legate al fatto che il governo giapponese preferiva che gli studenti ainu frequentassero scuole governative dove la loro lingua non era mai insegnata, Nami fu una delle poche donne dello Hokkaido a diventare bilingue, sia in lingua giapponese sia in lingua ainu.

Quando John Batchelor andò a trovare Nami e la piccola Yukie qualche anno dopo, si trovò davanti ad una bambina curiosa e precoce nell’uso del linguaggio, come la madre.

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Fotografia di una giovane Chiri Yukie (data e autore ignoti)

Il trasferimento ad Asahikawa: gli anni dei canti Ainu

All’età di 6 anni, Yukie, forse per la difficoltà di sostentamento della famiglia, venne mandata ad Asahikawa.

Qui Chiri Yukie, visse con la nonna, Monashinouku, abile cantastorie di leggende e miti ainu, nel dialetto di Horobetsu, e con la zia, la già citata Kannari Matsu (chiamata anche Imekanu).

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Mappa dell’isola di Hokkaido.
Chiri Yukie nacque nel villaggio Ainu di Noboribetsu.
Si trasferì in seguito a Asahikawa dalla nonna e dalla zia.

Fu una studentessa assai capace, fluente sia in lingua ainu sia in lingua giapponese, tanto che provò ad entrare alla Scuola Femminile Governativa dello Hokkaido.

Non entrò perché aveva studiato in una scuola cristiana? O forse perché Ainu?

Quello che però conta è che Yukie visse quegli anni immersa nelle leggende e nei miti del suo popolo.

Ascoltando la nonna cantare gli yukar, le ricchissime saghe dell’epica ainu, la piccola Chiri Yukie apprese storie, tradizioni ed usanze. Capì l’immenso valore di un patrimonio che veniva trasmesso con grande abilità, solo oralmente.

Un incontro che cambia la vita: Kyōsuke Kindaichi

Quando Chiri Yukie conobbe Kyōsuke Kindaichi, aveva circa 15 anni. Egli fu un grande linguista giapponese, noto soprattutto per la trascrizione dell’epica ainu.

Mentre viaggiava per l’isola di Hokkaido in cerca di qualcuno che potesse aiutarlo a trasmettere i canti ainu in forma scritta, incontrò la giovane Chiri Yukie, e ne capì immediatamente l’abilità narrativa.

Fece leva sul suo amore per la cultura del suo popolo, un popolo che, secondo Kindaichi stava scomparendo, e la convinse a fare ciò che nessun altro aveva fatto prima.

Terminati gli studi pochi anni più tardi, intorno al 1920, ella iniziò la sua opera. Votò se stessa allo studio, la registrazione, trascrizione e traduzione dei canti uditi dalla nonna e dalla zia.

L’incredibile opera di Chiri Yukie: Ainu Shinyoushuu

Dalla capitale nella quale era ormai rientrato, Kyōsuke Kindaichi spedì a Yukie quaderni dove ella potesse trascrivere i canti ainu.

Utilizzò il romaji per esprimere i suoni della lingua ainu e tradusse i canti in lingua giapponese.

Qui ti racconto di più sui modi di scrivere giapponesi, compreso il romaji!

Il lavoro non fu per nulla facile, in quanto pare che Yukie non avesse a disposizione nemmeno il dizionario ainu-giapponese compilato da Batchelor.

Cercò di adattare il canto alla lingua scritta, in modo da rendere le storie più vicine al modo di sentire giapponese. Ad esempio, cercò di evitare la ripetizione dei ritornelli, chiamati sakehe, così caratteristici nei canti ainu. Spesso decise di toglierli, altre volte di lasciarli solo all’inizio del canto. Altre volte ancora, li lasciò trascritti in lingua ainu, senza traduzione, in modo che arrivasse solo la loro musicalità.

Inoltre, qua e là nel testo, inserì annotazioni sulla cultura, in modo che tante espressioni e termini fossero compresi e contestualizzati.

Riuscì a trascrivere e tradurre ben 13 yukar che confluirono in un’antologia, Ainu Shinyoushuu (アイヌ神謠集, lett. “Raccolta di canti epici ainu”), pubblicata nel 1923.

La copertina di Ainu Shinyoushuu di Chiri Yukie

Si trattò della prima opera sulle tradizioni ainu scritta da un Ainu, ma Chiri Yukie non ne vide mai i frutti.

Morì infatti a Tokyo l’anno precedente la pubblicazione del libro, a causa di una malattia cardiaca che l’aveva accompagnata per tutta la vita.

Le condizioni fisiche non le permisero nemmeno di tornare in Hokkaido per trascorrere gli ultimi momenti negli amati luoghi della sua infanzia. Scrisse però alla famiglia queste righe:

“Ho capito vividamente quale sia la missione che solo io posso compiere. Quella di trasmettere ai posteri, grazie alla scrittura, ciò che i miei amati fratelli e sorelle hanno trasmesso oralmente per migliaia di anni nel passato. Per me, questo è il compito più prezioso“.

Traduzione in italiano da Strong (2011), p. 42.


Chiri Yukie oggi

L’infaticabile opera di Chiri Yukie non si è certo interrotta.

Già nel corso della sua breve permanenza a Tokyo, Yukie aveva inviato materiali ed appunti al fratello minore, Chiri Mashiro, il quale, anche lui sotto l’iniziale guida di Kindaichi, studiò la lingua ainu e, negli anni, divenne linguista ed antropologo.

Fu molti anni dopo, a partire dagli anni Settanta, che il lavoro di Yukie divenne noto ad un pubblico più ampio.

  • Nel 1973, quando Fujimoto Hideo scrisse una biografia approfondita sulla sua vita, riproposta poi negli Anni Novanta;
  • Nel 1978, quando una nuova versione dell’antologia scritta da Chiri Yukie venne pubblicata. La dicitura “compiled by Chiri Yukie” venne sostituita da “compiled and translated by Chiri Yukie“.
    Il nuovo lavoro permise ad un pubblico più vasto, e non necessariamente accademico, di conoscere finalmente l’epica ainu.
  • Nel 2010, quando venne aperto a Noboribesu il Chiri Yukie Memorial Museum (clicca qui per un video su Noboribetsu e il museo dedicato a Yukie)!
  • Grazie alla letteratura: un esempio è l’albo “Yukie e l’Orso” citato all’inizio del nostro articolo.

Non possiamo che concludere questa breve panoramica su Chiri Yukie citando queste poche righe, tratte da uno degli yukar proprio da lei tradotti, The Song the Owl God Himself Sang:

“Silver droplets fall fall all around me
golden droplets fall fall all around me (…)”


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FONTI:


Elisa Borgato

Lavoro come Web Editor specializzata in Viaggi & Turismo, ma qui sono semplicemente la 'Cantastorie del Giappone'. Scrivo da sempre. Amo la natura, viaggiare in solitaria, la spontaneità e gli imprevisti (anche se quest'ultimi non sempre o, almeno, non subito!). Sono laureata in Lingue e Culture dell'Asia Orientale... Sì, ho studiato il giapponese, e dal 2021 ho deciso di trasformare questa mia passione per l'Asia in un blog, LeggiMee. Qui scrivo del Giappone che mi più mi appassiona, ma racconto anche storie brevi e mi lascio andare all'improvvisazione!

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