La leggenda dei 47 Ronin di Ako

Tra i racconti di fedeltà samuraica, sicuramente la storia dei 47 Ronin è una di quelle più note e viene ricordata ogni anno il 14 Dicembre. Molta della sua celebrità è probabilmente dovuta, a torto o a ragione, al film con Keanu Reeves, 47 Ronin, uscito nelle sale nel 2013.

Partiamo dal principio.


Innanzitutto, chi sono i Ronin?

Ronin, Rōnin in realtà (浪人), significa letteralmente “uomo onda” o “errabondo”, trasferendo l’idea di “persone incostanti come le onde del mare”.

Il termine ha avuto una storia particolare prima di assumere il significato attuale.

Ebbe origine tra il periodo Nara (710-784) ed il periodo Heian (794-1185) indicando i braccianti che erano fuggiti dalle terre dei loro signori e non avevano più altro luogo in cui rifugiarsi stabilmente.

Nei secoli successivi, iniziò ad assumere un significato diverso, sempre adombrato da una connotazione negativa: qualsiasi forma di instabilità, infatti, era fonte di pericolo per una società ben organizzata.

A quel punto, ronin iniziò ad indicare qualcosa di molto simile a mercenario: uomini che mettevano la loro abilità militare al servizio del migliore offerente. Uomini senza un proprio signore da servire e, quindi, ritenuto senza senso dell’onore.

I samurai potevano divenire ronin nel corso della propria vita e venire espropriati dei propri averi e del benestare dei propri signori per innumerevoli ragioni:

  • a causa di numerose perdite in battaglia;
  • la morte prematura del proprio signore;
  • propri errori di comportamento.

All’inizio del periodo Tokugawa, i ronin erano un numero cospicuo in grado di costituire un grosso motivo di disordine per il governo.

Vediamo ora la storia dei ronin più famosi, i leggendari 47 ronin di Ako.


La storia dei 47 Ronin: l’antefatto

La storia ebbe inizio nel 1701, durante lo shogunato di Tokugawa Tsunayoshi.

Era un periodo in cui, per tenere sotto controllo i signori feudali, lo shogunato imponeva il sankin-kōtai, ovvero l’obbligo che i lords con le loro famiglie soggiornassero ad anni alterni ad Edo, l’odierna Tokyo.

Nel 1701, l’imperatore del tempo, Higashiyama (1675-1710) spedì degli emissari alla corte dello shogun a Edo: lo shogunato stabilì che fossero due signori feudali, che si trovavano lì a causa del sankin-kōtai, a curarsi dei due emissari in visita.

I due lords incaricati erano Kamei Sama e Asano Naganori, signore di Ako.

Per districarsi nel complicatissimo cerimoniale di corte, fu decretato Kira Yoshinaka, in qualità di Maestro di Cerimonie.


Kamei e Asano incontrano Kira…

Kira, potentissimo signore, è frequentemente descritto come d’animo tutt’altro che nobile: rude, maligno e corrotto. Egli in effetti si aspettava che, in cambio del suo aiuto, Kamei e Asano gli elargissero una sostanziosa ricompensa.

Così però non fu e Kira, sentendosi offeso, iniziò ad umiliare pesantemente i due lords.

Inizialmente Asano cercò di mantenersi tranquillo, mentre Kamei s’infuriava progressivamente, tanto da voler uccidere Kira. Alla corte di Edo, però, non era concesso sguainare spade e così, Kamei decise di consegnare una lauta mancia a Kira, per calmarlo.

Kira, allora, prese a trattare Kamei decorosamente, al contrario di Asano.

Costui si sentì così umiliato da arrivare a sguainare la spada all’interno del castello di Edo e ferire superficialmente la fronte di Kira.

Le regole di Edo erano state così violate. Asano fu costretto a suicidarsi alla maniera rituale dei samurai, seppuku, il giorno stesso.

Obbedendo, il 34enne Asano lasciò una famiglia in rovina e i suoi servitori persero lo status di samurai e divennero dunque ronin.

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Asano attacca Kira all’interno del Castello di Edo

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Oishi Kuranosuke, il capo dei Ronin

Oishi Kuranosuke, il capo dei 320 vassalli di Asano, divenne anch’egli un ronin. La sua rabbia e il suo desiderio di vendetta crescevano, ritenendo che la punizione inflitta al suo signore fosse stata eccessiva.

46 ronin risposero alla chiamata di Oishi, tutti animati dalla vendetta, pur consci che avrebbero pagato il fio delle loro azioni con la vita.

I 47 ronin iniziarono rapidamente ad organizzarsi: sapevano che qualsivoglia azione sarebbe stata attentamente spiata dagli uomini di Kira.

Si dispersero e si impiegarono nelle più diverse occupazioni. Uno di loro addirittura sposò la figlia del costruttore della casa di Kira, per aver accesso ai piani della costruzione.

Oishi, dal canto suo, fece del suo meglio per far capire a Kira quanto fosse innocuo, arrivando a distruggere in ogni modo possibile la propria reputazione.

Divorziò dalla moglie e si diede ad una vita di dissolutezze e degrado nei quartieri del piacere di Kyoto.

Quando sembrò che le acque si fossero calmate e Kira ebbe allentato la presa su Oishi, i 47 ronin capirono che il momento era giunto.


La storia della vendetta dei 47 ronin

Era la sera del 14 Dicembre 1702*, una sera fredda e nevosa, quando i 47 ronin si radunarono segretamente a Honjo, fuori Edo, pronti per sferrare il loro attacco.


*In realtà, venne stabilito che fosse il 14 Dicembre con l’adozione del calendario gregoriano a fine Ottocento.


Mandarono messaggi alle case vicine per rassicurare gli abitanti che il loro obiettivo fosse unicamente Kira e, dividendosi in 2 gruppi, ebbe inizio il loro agguato.

La leggenda narra che i Ronin fossero riusciti ad uccidere ben 40 degli uomini di Kira, ma che i sopravvissuti, per salvare la faccia, avessero occultato ben 23 corpi.

Kira venne scovato dopo una lunga ricerca dentro un capanno. Oishi gli diede la possibilità di morire con onore, facendo seppuku, ma quando capì che Kira non l’avrebbe fatto, gli tagliò la testa.

I ronin si radunarono: 46 erano presenti all’appello e solo 4 erano feriti.

Portando con loro la testa di Kira, si diressero alla tomba del loro signore Asano, presso il Sengaku-ji, tempio buddhista. Al loro avanzare, una folla di persone, ammirata dal loro gesto, si offrì di aiutarli e dare loro ristoro.

Arrivati al tempio, misero la testa di Kira, ripulita del sangue, davanti alla tomba. La loro vendetta era compiuta.


L’ultimo fato dei 46 ronin

I 46 ronin si arresero alla volontà dello shogun.

Sebbene il popolo li acclamasse come eroi e lo stesso shogun fosse propenso a lasciarli andare, i suoi consiglieri e i Maestri confuciani non erano dello stesso avviso.

Sicuramente le azioni dei ronin avevano incarnato i più alti ideali dei samurai. Cionondimeno erano andati contro la legge e per questo andavano puniti.

Il 4 Febbraio 1703, lo shogun si pronunciò: ad essi sarebbe stata concessa la morte mediante seppuku, anziché una morte disonorevole, come criminali.

Oishi morì a 45 anni, ma la maggioranza aveva tra i 20 e i 30 anni. Il figlio maggiore di Oishi aveva 16 anni.

Le loro tombe vennero poste vicino a quella del loro signore, nel Sengaku-ji.

Inoltre, per evitare che la scia di sangue continuasse, al figlio maggiore di Asano fu concesso di rientrare in possesso di parte dei beni del padre.


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Le tombe dei ronin al Senkakuji

E che fine fece il 47imo ronin?

Compiuta la vendetta e avuta, letteralmente, la testa di Kira, i ronin radunatisi erano 46.

In realtà, più di una storia è fiorita sulla scomparsa del 47imo ronin.

C’è chi dice che sia morto poco prima dell’assalto alla casa di Kira.

C’è chi dice che invece sia stato spedito dagli altri ronin ad Ako per annunciare che il loro signore era stato vendicato.

Ci sono però anche altre storie che raccontano che sia stato perdonato dallo shogun, forse per la sua giovane età, e abbia vissuto fino alla veneranda età di 78 anni.

E, infine, si racconta che Oishi stesso lo abbia congedato in quanto semplice soldato e non samurai: e dunque, Terasaka Kichiemon, questo era il suo nome, visse fino all’età di 83 anni, testimone della grande storia dei 47 ronin.


Immagini:

  • COPERTINA: I 47 ronin attaccano la casa di Kira. Katsushika Hokusai, Public domain, via Wikimedia Commons
  • L’attacco di Asano: Utagawa Kuniteru (歌川国輝), Public domain, via Wikimedia Commons
  • Le tombe dei ronin: Stéfan Le Dû, CC BY-SA 2.5, via Wikimedia Commons

Fonti:

  • Ronin, Encyclopedia Britannica.
  • Till, B. (2005). The 47 ronin: A story of samurai loyalty and courage. San Francisco: Pomegranate.

Elisa Borgato

Lavoro come Web Editor specializzata in Viaggi & Turismo, ma qui sono semplicemente la 'Cantastorie del Giappone'. Scrivo da sempre. Amo la natura, viaggiare in solitaria, la spontaneità e gli imprevisti (anche se quest'ultimi non sempre o, almeno, non subito!). Sono laureata in Lingue e Culture dell'Asia Orientale... Sì, ho studiato il giapponese, e dal 2021 ho deciso di trasformare questa mia passione per l'Asia in un blog, LeggiMee. Qui scrivo del Giappone che mi più mi appassiona, ma racconto anche storie brevi e mi lascio andare all'improvvisazione!

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