Racconti, Storie in pillole

Lo Strano Comico

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Nella nuova puntata delle “Storie in Pillole” del nostro blog, proviamo ad immergerci nelle atmosfere teatrali di un nuovo racconto, accompagnati dalla voce di un personaggio un po’ particolare… Ecco a voi “Lo Strano Comico“.

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Mancava poco.

Acciambellato sullo sgabello più alto che avesse trovato nel dietro le quinte, quello nascosto da una spessa tenda di velluto blu e piuttosto impolverata, si arrovellava tra pensieri e ricordi.

Ancora dieci minuti.

Ora più che mai, mentre un andirivieni di ricchi e aulenti piumaggi si arrabbattava senza tregua verso il palcoscenico, si sentiva l’uccellino sgraziato di cui buffamente si prendeva gioco la mamma negli anni dell’adolescenza.

Vide la Gina, la più bella di tutte. A mamma sarebbe piaciuta assai. Era sempre bellissima, ma quella sera lo era ancora di più. Sarà stata l’abbronzatura appena accennata, il nuovo costume di scena azzurro oppure la sua gioia incontenibile che quasi bucava gli spessi tendoni del teatro, ma lei non era mai stata così bella. Ah!

Seguì Marco, inguainato in un costume nero dai profili azzurri. Una fitta di invidia lo percorse, un’invidia buona perché lui non era capace di sentimenti cattivi, non senza sentirsene subito così in colpa da dover chiedere scusa un migliaio di volte a chiunque volesse starlo a sentire. Di solito nessuno. Anche se Gina una volta lo aveva anche abbracciato e quella sua pelle di seta era la camicia che avrebbe voluto indossare ogni giorno.

Quel Marco stava per entrare in scena e provare le gioie inenarrabili di quella seta: avrebbe fatto quel balletto con lei, quello che provavano e riprovavano da settimane e che lui ogni volta finiva per incantarsi a guardare finché non si rendeva conto che non era lui Marco, e che lui non sapeva ballare.

Ancora cinque minuti!

Di sottecchi vide le ombre dei due fondersi e confondersi nel palcoscenico. A lui sarebbe piaciuto così tanto ballare!

Lo diceva sempre a Tony, il regista. Che lo facesse provare una volta! E Tony gli diceva sempre di sì. Quando vuoi, gli diceva, il palco è lì.

Già, il palco era lì e lui era il pulcino più sgraziato di tutti.

Quando glielo diceva la mamma pensava che fosse una cosa bella, essere sgraziati. Lei glielo diceva sempre con il sorriso, quel sorriso dolce e la pelle che profumava di miele. Non si era mai dato la pena di capire perché. Da quando la mamma non c’era più, però, nessuno gli aveva più rivolto quei dolci sorrisi. La prima era stata la Gina, quando lo aveva abbracciato con la sua pelle di seta.

Spiò di nuovo il palcoscenico. Gli ultimi volteggi di Gina e Marco.

Solo tre minuti…

Finita l’estate, loro se ne sarebbero andati. Si sposavano, avevano detto e avrebbero smesso per sempre con la danza.

Chissà, magari è la buona volta che sali tu sul palco, gli aveva detto Samir. Lui faceva il trapeziere, ma anche il giocoliere, il mago e ogni tanto ballava pure. Di palchi ne doveva pur sapere qualcosa. Di Samir ci si può fidare, gli aveva detto la mamma quando lo aveva accompagnato al teatro.

Ricorda ancora quella giornata. Pioveva e faceva freddo. Un inverno dei più rigidi degli ultimi anni, ma sua mamma lo aveva voluto accompagnare lo stesso. Devo essere sicura che tu stia bene, gli aveva sussurrato. Avevano girato tanti di quei teatri quel giorno, ma non c’era nessuna compagnia che lo volesse prendere con sé fino a quella, la “Compagnia del Pulcino”, neanche a dirlo.

Lui non sapeva fare nulla, né cantare, né ballare, né recitare. Gli dissero che avrebbe fatto il comico.

E quindi, ecco, nascosto tra le volute della tenda di velluto blu, c’era proprio lui, il comico.

Un minuto…

Chissà cos’avrebbe detto sua mamma se l’avesse visto sul palco!

Dieci secondi… Nove… Otto…

Nemmeno oggi, eh? soffiò Angelo mentre si apprestava a fare il suo ingresso.

Si avvolse ancor più nella tenda. No, mamma, nemmeno oggi, no.


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About Elisa Borgato

Scrivo da sempre. Amo la natura, viaggiare in solitaria, la spontaneità e gli imprevisti (anche se quest'ultimi non sempre o, almeno, non subito!). Sono laureata in Lingue e Culture dell'Asia Orientale... Sì, ho studiato il giapponese, e dal 2021 ho deciso di trasformare questa mia passione per l'Asia in un blog, LeggiMee. Qui scrivo del Giappone che mi più mi appassiona, ma racconto anche storie brevi e mi lascio andare all'improvvisazione!
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