Il Gion Matsuri, storia e origini del festival che brilla nel cuore tradizionale di Kyoto

Secondo un articolo del Japanguide, il Gion Matsuri è uno dei tre festival più belli ed importanti del Giappone. Questo venne scritto nel 1979. Ma non stentiamo a crederci nemmeno oggi, dopo più di 1000 anni di storia.

Dal 2009, inoltre, il festival è eletto dall’Unesco a Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.

Esso infatti ha origine nel 869 e ha luogo ogni anno da allora, salvo qualche rara eccezione, nel mese di Luglio.

Per dare uno sguardo agli eventi giorno per giorno, vi suggeriamo la guida al calendario del Festival di Gion.

gion matsuri leggimee
Lanterne per il Gion Matsuri

Il Gion Matsuri (祇園祭), origini e storia del festival nel cuore tradizionale di Kyoto

Innanzitutto: cos’è Gion

Parlando di Festival di Gion, o Gion Matsuri, è inevitabile domandarsi cosa sia Gion (祇園).

Si tratta di uno dei quartieri più belli e caratteristici dell’antica capitale del Giappone, Kyoto.

Si trova all’interno del distretto di Higashiyama ed è il quartiere che più di tutti solletica l’immaginario collettivo quando si parla di Giappone. Gion è infatti costellata dalle tradizionali abitazioni giapponesi (chiamate machiya, 町家), alcune delle quali sono le famose case del the (ochaya, お茶屋).

È anche il quartiere dove è possibile scorgere qualche geisha (chiamata più propriamente geiko, 芸子, “donna d’arte”), affrettarsi per le vie, avvolta negli abiti tradizionali.

Qui è rimasto inoltre uno dei sei luoghi di Kyoto dove è possibile assistere a rappresentazioni del teatro kabuki: il Minami-za.

CURIOSITÀ: Sebbene il Festival sia denominato “di Gion”, la sua celebrazione avviene soprattutto al di fuori del quartiere stesso, al di là del Fiume Kamo.


Immersi in quest’atmosfera, possiamo ora approfondire cosa sia il Gion Matsuri e quale la sua storia.


La storia del Gion Matsuri

La storia del festival risale al IX secolo, quando Kyoto era capitale del Giappone, sotto il nome di Heian-Kyo (平安京).

In quel periodo, ogni estate, complici la forte umidità e la grande calura estiva generate dalla stagione delle piogge, frequenti epidemie affliggevano la popolazione locale.

Causa di quelle malattie, secondo i Giapponesi del tempo, erano le divinità ekijin (疫神, “le divinità che diffondono le pestilenze”) e gli spiriti di persone che erano state ingiustamente maltrattate o giustiziate.

Per questo motivo, nel 863 l’imperatore Seiwa (850-878) decise di ospitare in quello che era il giardino del palazzo imperiale, oggi il giardino del tempio buddista di Shinsenen (神泉苑), un rituale che placasse gli spiriti.

Pochi anni dopo, nel 869, una nuova serie di epidemie particolarmente devastanti (tra cui vaiolo e tubercolosi) flagellò Kyoto.

Si credeva fosse frutto della volontà della divinità delle epidemie, GozuTennō.

Gozu Tennō è una divinità che ha origine nell’entroterra asiatico. È causa di malattie ma anche protettore delle guarigioni. Con l’andare del tempo, la sua figura venne amalgamata in quella di Susanoo-no-Mikoto (leggere qui l’epopea del dio)

Per cercare di domare la malattia, l’imperatore inviò un messaggio al Santuario di Yasaka, per invitare la popolazione locale a pregare che il dio ponesse fine alla piaga.

santuario di yasaka, gion matsuri, kyoto, giappone leggimee
Il Santuario shintoista di Yasaka a Gion, Kyoto, è dedicato al dio Susanoo-no-Mikoto

L’uso dei 66 hoko per debellare l’epidemia

Al contempo, 66 hoko (矛, “lancia”) vennero preparati, ciascuno di essi in rappresentanza delle 66 regioni che costituivano in Giappone di allora.

Gli hoko vennero usati nel corso dei rituali e distrutti subito dopo. Tale processo aveva un forte potere simbolico, in quanto la distruzione degli hoko rappresentava proprio l’eradicazione della malattia.

In seguito, Susanoo-no-mikoto venne portato in processione nei dintorni del santuario, all’interno di un mikoshi (御輿, lett. “teca mobile”, ovvero una sorta di piccolo “santuario mobile” da poter portare in processione). L’intento era quello di purificare la zona ed i suoi abitanti dalla malattia.

Poiché ritenuta in grado di debellare ogni malattia, la processione venne poi ripetuta all’insorgere di nuove epidemie.

A partire dal 970, divenne poi un matsuri (祭り, “festival”) da tenersi ogni anno.

La storia del Gion Matsuri dal 970

Inizialmente il rito si tenne ogni anno, senza interruzioni.

Il primo cambiamento si ebbe nel 1476 quando, a causa della guerra civile di Ōnin, il matsuri non si tenne per vent’anni, fino al 1496.

A quel punto, lo spirito stesso del festival acquisì una nuova consapevolezza. Parteciparvi divenne non solo un atto simbolico di protezione della città dalle epidemie, ma anche qualcosa di più.

Il Gion Matsuri divenne un momento civico, l’evento più importante dell’anno e simbolo della città stessa. Infatti, anche l’organizzazione finanziaria dell’evento veniva sostenuta dal machishu (町衆), importantissima organizzazione di uomini d’affari di Kyoto.

Il festival di Gion di oggi rispecchia in buona parte ciò che era nel periodo Edo (1603-1868).

Gli hoko, che originariamente erano usati nel rito e poi distrutti, vennero sostituti da ciò che anche oggi è la principale attrazione del festival: 32 carri splendidamente decorati, chiamati yama e hoko.

Essi vengono costruiti dai membri della comunità non meno di dieci prima dall’inizio delle celebrazioni.



I 23 carri Yama

Sono i carri più piccoli ed hanno una struttura ad un piano (yama = montagna).
Pesano una tonnellata/una tonnellata e mezzo.
Vengono trascinati (negli ultimi anni sono stati dotati di ruote) da gruppi dai quattordici ai ventiquattro uomini.
Portano con sé rappresentazioni ingigantite di animali ed insetti, accompagnati da shingi (l’albero sacro, spesso un pino) e, talvolta, anche piccole statue buddhiste.

I 9 carri Hoko

Sono i carri più grandi, costruiti su tre livelli. Il loro peso può arrivare fino alle dodici tonnellate.
Alcuni arrivano a misurare anche 20 metri d’altezza.
Servono non meno di trenta/quaranta uomini per trainarli (nonostante le enormi ruote).
Essi sostituiscono dal 1225 i sessantasei hoko.
Anche dagli hoko pendono rami di alberi sacri (pini o bamboo), un invito per le divinità invocate a scendere tra gli uomini e godere dei festeggiamenti.



Per la grande parata che si tiene tuttora ogni anno il 17 luglio, i più ricchi mercanti della città si adoperavano nella realizzazione del carro più riccamente adobbato, per mostrare a tutti i cittadini le proprie ricchezze.

Oggi, anche se il significato della parata è simbolico e culturale e non ha più relazione con le ricchezze dei singoli cittadini, i carri vengono esibiti in tutto il loro sfarzo. A coprirli, tessuti e tappeti preziosi, statue, ricami e ghirlande. Molte di queste opere d’arte sono di provenienza straniera.

Per approfondire l’uso dei carri durante il festival di Gion: Il fitto calendario di eventi del Gion Matsuri a Kyoto.

Il Novecento

Tale era divenuta l’importanza del festival di Gion che nel 1923 venne creato il primo comitato, esistente tuttora, a tutela e supporto delle attività legata alla preparazione dei carri.

Il compito della Federazione dei Carri del Gion Matsuri è infatti quella di stabilire e garantire:

  1. L’ordine dei carri nella parata;
  2. Un’equa distribuzione delle risorse tra tutti i lavoratori coinvolti;
  3. Una pronta risoluzione di eventuali conflitti;
  4. La sicurezza di tutte le parti coinvolte.

Con l’andare del tempo, in effetti, la gestione del festival è divenuta via via più complessa. Non solo per le decine di migliaia di persone che arrivano a Gion, ma anche per la gestione del traffico e, non meno importanza, per la gestione dei cavi dell’elettricità che impediscono il passaggio ai carri, spesso alti anche più di venti metri!

Oggi il festival viene largamente sentito e calorosamente celebrato anche se, come si può facilmente intendere, a volte il suo significato intrinseco può essere scordato, in favore del crescente numero di turisti che visitano il Giappone negli ultimi anni.


Nel prossimo articolo, non vediamo l’ora di raccontare come si sviluppi il festival di Gion nel corso del mese.


Se vuoi rimanere aggiornato con tutte le ultime novità del blog,
segui i nostri profili Facebook ed Instagram iscriviti alla newsletter!
Puoi anche raccontarci cosa ne pensi scrivendoci una mail!


FONTI:

  • Miller, Sasha J.. A Parade of Pictures: An Examination of the Illustrated Evolution of Gion Matsuri Throughout Japanese History. University of Kansas. Master of Arts, 2016.
  • Gozu Tennō, Wikipedia(consultato il 14/07/2021).
  • gionfestival.org
  • Shen, R. Kyoto’s Gion Matsuri, Community and Communication in an Ancient City Festival (trad. Richmond, S.). KYOTO UNIVERSITY OF ADVANCED SCIENCE.

IMMAGINI:

  • COPERTINA: GION MATSURI. 江戸村のとくぞう, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.
  • Lanterne per il Gion Matsuri (Pixabay, foto di AKI HIGASHINO).
  • Minami-za: Sumire-Lover, GFDL, via Wikimedia Commons.
  • Hanamijokji Street: 663highland, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.
  • Stradina di Gion: Basile Morin, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.
  • Il Santuario di Yasaka a Gion, Kyoto: Hikomi Moneru, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons.
  • Hoshouyama: 江戸村のとくぞう, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.
  • Urateyama: 江戸村のとくぞう, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Elisa Borgato

Lavoro come Web Editor specializzata in Viaggi & Turismo, ma qui sono semplicemente la 'Cantastorie del Giappone'. Scrivo da sempre. Amo la natura, viaggiare in solitaria, la spontaneità e gli imprevisti (anche se quest'ultimi non sempre o, almeno, non subito!). Sono laureata in Lingue e Culture dell'Asia Orientale... Sì, ho studiato il giapponese, e dal 2021 ho deciso di trasformare questa mia passione per l'Asia in un blog, LeggiMee. Qui scrivo del Giappone che mi più mi appassiona, ma racconto anche storie brevi e mi lascio andare all'improvvisazione!

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Gemma Lunardi

    Bellissimo! Mi fai venire voglia di andarci immediatamente!!!

    1. Elisa

      Eh! Magari! Quest’anno, per ovvi motivi, il festival è stato ridotto ai minimi termini.
      Quello che si percepisce, però, tra le vie di Gion e di tutta Kyoto è qualcosa di assolutamente magico!

Lascia un commento