Origine e significato della bambola daruma

Anche chi non conosce particolarmente la cultura giapponese, probabilmente ne ha sentito parlare: la bambola daruma è presente in fotografie e racconti di viaggio, ma anche regali. Come una specie di inno alla perseveranza, esse si sono infatti diffuse nel mondo.

Vediamo la loro origine e il loro significato in quest’articolo!



Innanzitutto, cos’è la bambola daruma

Il daruma (o dharma) è una sorta di statuetta votiva, spesso definita come bambola, che è da tempo immemore un simbolo di positività.

Ve ne sono di ogni tipo, forma e colore, ma tendenzialmente sono rosse e fatte in cartapesta. L’interno della bambola è cavo. Solitamente sono fatte in modo da potersi rialzare da sole anche se spinte da un lato e rappresentano una figura tondeggiante e barbuta, il monaco Bodhidharma, di cui parleremo a breve.

Gli occhi della statuetta non vengono dipinti come il resto del corpo ma lasciati bianchi.

Sarà infatti compito del proprietario scegliere l’obiettivo da raggiungere, disegnare il primo occhio, e poi, una volta raggiunto il proprio scopo, disegnare il secondo.

Ecco spiegato perché sono oggetti così tanto desiderati!

A prescindere da ciò, i daruma hanno anche una storia ed un significato davvero ricchi, e cercheremo di raccontarli qui nell’articolo.

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Sul corpo della statuetta è scritto: 福入 (fukuiri), ovvero “che la fortuna entri!

L’origine della bambola: chi è Bodhidharma

Figura dai tratti leggendari, Bodhidarma (o Daruma in giapponese) è un monaco vissuto tra il V e il VI secolo, considerato il padre del Buddhismo zen in Cina.

Non molto è noto su di lui, sulla sua età o addirittura sulla sua provenienza. Forse dall’Asia centrale, forse dal Sud dell’India.

Il suo nome in lingua sanscita significa “risveglio del dharma, dove per dharma, in estrema sintesi, si intende un concetto comune a diverse filosofie e religioni, tra le quali il Buddhismo, l’Induismo, Giainismo e Sikhismo. Non c’è un corrispondente in lingua italiana e il significato assume sfumature diverse a seconda delle religioni. Generalmente è tradotto come “dovere” o “legge cosmica”. Magari ne parliamo in un prossimo articolo.

La prima biografia su Bodhidharma venne scritta un secolo dopo la sua morte, da un monaco cinese, Daoxuan.

La sua leggenda crebbe negli anni e si diffuse in Asia, fino a giungere in Giappone. Si diceva che avesse aiutato i Maestri dell’epoca nelle pratiche di meditazione e che fosse il 28imo patriarca indiano, discendente di Buddha.


L’incontro con l’imperatore cinese Wudi

Tra i racconti che lo riguardano, ve n’è uno sull’incontro del monaco con l’imperatore cinese Wudi, della dinastia Liang.

Si racconta che l’imperatore gli avesse chiesto quanto merito lui stesso avesse accumulato negli anni per aver fatto costruire innumerevoli templi e monasteri e che il monaco gli avesse risposto qualcosa che lo aveva largamente stupito. Secondo la leggenda, gli disse infatti che un lavoro eseguito con il pensiero di una ricompensa lo avrebbe aiutato nel processo di reincarnazione. Non gli avrebbe però mai permesso di raggiungere l’Illuminazione.


La rappresentazione di Bodhidharma nell’arte

Racconti del folklore suggeriscono come Bodhidharma, in seguito all’incontro, abbia trascorso ben 9 anni immobile in meditazione all’interno di una grotta e che quindi gli arti si fossero completamente atrofizzati. Per questo si dice la bambola dharma sia rappresentata senza braccia né gambe.

Si racconta anche che durante la sua lunga meditazione, contrito dal fatto di addormentarsi spesso, si sia tagliato le palpebre. E questo spiegherebbe come mai fosse spesso rappresentato con uno sguardo vagamente allucinato.


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Dipinto di Bodhidharma al Castello di Himeji

La tradizione completa della bambola daruma: lo Shorinzan Daruma-ji

Poche righe addietro, accennavamo al fatto che chi possiede una bambola daruma possa esprimere un desiderio o pensare ad un obiettivo che vuole raggiungere e quindi dipingere un occhio. Solo una volta realizzato il proprio desiderio o obiettivo si potrà dipingere anche il secondo occhio.

In realtà, però, il percorso non è ancora completato.

La tradizione vuole infatti che a fine anno si porti la propria bambola daruma, decorata con entrambi gli occhi, al tempio: si tratta dello Shorinzan Daruma-ji, situato nella Prefettura di Gunma, a Nord-Ovest di Tokyo (attenzione a non confonderlo con il Daruma-ji situato alle porte di Nara e risalente al 613, al tempo della Regina Suiko e del Principe Shōtoku).


Leggi qui perché la regina Suiko è così importante per la storia del Giappone


Lo Shorinzan Daruma-ji (少林山達磨寺) è un piccolo tempio sulla cima di una collina nella periferia di Takasaki.

Qui centinaia di anni fa, il fondatore del tempio fece dipingere immagini di Bodhidharma da consegnare ai contadini come amuleti. Tempo dopo, durante la carestia di fine Settecento, uno dei sacerdoti del tempio costruì un’effige di legno a guisa delle immagini riprodotte secoli prima e sembra che, proprio da quel momento, la tradizione abbia avuto inizio.

Oggi il tempio è riconosciuto come il luogo di origine di ogni bambola daruma e, in effetti, qui ne vengono prodotte circa l’80% di quelle che vengono vendute in Giappone.

Ma non è solo il luogo di origine! Il tempio è anche il luogo in cui, secondo la tradizione, alla fine dell’anno si riportano le statuette per essere bruciate (non è comunque l’unico tempio dove si possano portare i propri daruma, benché il più famoso).

A seguire, tra il giorno 6 ed il giorno 7 Gennaio, si tiene lo Shorinzan Nanakusa Taisai Daruma Market Festival, durante il quale si possono comprare i daruma per l’anno in corso.


Ti ricordi cos’è il Nanakusa? Puoi scoprirlo qui!


Nel tempio ci sono innumerevoli daruma di diverse misure e colori, ognuno dei quali rappresenta qualcosa di diverso. Come detto, il rosso è il colore più frequente, portatore di buona sorte.

In fianco al tempio, vi è anche un piccolo museo dove sono esposti i daruma più particolari.


Il significato dei colori della bambola daruma

Non si sa bene quale sia l’origine dei colori usati per le bambole daruma. Si pensa che derivino dai colori delle vesti dei sacerdoti, ma non è certo.

  • Il rosso, il colore più usato, rappresenta la fortuna.
  • Il viola rappresenta la salute e la longevità.
  • Il giallo, la sicurezza e la protezione.
  • Il bianco, l’amore e l’armonia.

Ora vediamo come utilizzare esattamente il daruma.


Tutti i passaggi da seguire per realizzare il proprio obiettivo

Daruma aiuta il proprietario a realizzare il proprio desiderio oppure obiettivo.

Per questo sono ritenuti simbolo di perseveranza e tenacia.

Ecco come utilizzarli al meglio:

  1. Decidere il proprio obiettivo e scegliere il daruma del colore apposito.
  2. Disegnare l’occhio sinistro con inchiostro nero. L’occhio rappresenterà la dedizione al raggiungimento del proprio risultato. Se si tratta di un forte desiderio si potrà scrivere il proprio desiderio all’interno del cuore disegnato sul retro.
  3. Posizionare il daruma in un posto ben visibile. Lo scopo è quello di non perdere mai di vista il proprio obiettivo.
  4. Una volta raggiunto l’obiettivo, disegnare l’occhio destro come gesto di ringraziamento.
  5. Scrivere sul retro del daruma l’obiettivo raggiunto (qualora non lo si fosse ancora fatto).

A quel punto si è pronti per il prossimo obiettivo e dunque… per il prossimo daruma!


Gli okiagari-koboshi e le bambole daruma

Molti daruma sono anche okiagari-koboshi (起き上がりこぼし).

Di cosa si tratta? Sono bambole, anch’esse di cartapesta, che sono fatte in modo tale da riuscire a tirarsi su quando sospinte.

Una volta! Due volte!
Sempre il Daruma di rosso vestito
Incurante torna seduto
.

Questa canzone veniva cantata dai bambini del XVII secolo e descrive molto bene il movimento degli okiagari-koboshi.

Grazie a questa proprietà, i daruma sono ritenuti un egregio simbolo di perseveranza.


Ricordi il proverbio: “Se cadi 7 volte, rialzati 8“‘? Secondo te, fa riferimento a questo principio?


La critica attuale ai daruma

I daruma sono diventati estremamente popolari tra i Giapponesi, ma sicuramente non solo.

Hanno ispirato giochi per bambini ma anche anime, come i Pokemon, oppure manga.


A proposito…
“Pupazzo di neve” in giapponese di dice…? Troverai una sorpresa qui!


Oggi però diremmo che non sono oggetti inclusivi.

Già negli Anni Novanta si iniziò a contestare il fatto che le bambole prive di occhi non fossero inclusive nei confronti di chi è cieco. Non si è mai discussa a fondo la questione, ma ci sono stati alcuni cambiamenti.

Un tempo, al termine delle elezioni politiche, i vincitori disegnavano un occhio su una bambola daruma. Ora la pratica non è più seguita (o, almeno, non viene più mostrata in TV).


Se ricevessi un daruma quale desiderio esprimeresti?


FONTI:


IMMAGINI:

  • Copertina: Pixabay (user: minekaoru).
  • Bambola dharma: pubblico dominio, Wikimedia commons
  • Giovanni Boccardi, CC BY-SA 3.0 IGO, via Wikimedia Commons

Elisa Borgato

Lavoro come Web Editor specializzata in Viaggi & Turismo, ma qui sono semplicemente la 'Cantastorie del Giappone'. Scrivo da sempre. Amo la natura, viaggiare in solitaria, la spontaneità e gli imprevisti (anche se quest'ultimi non sempre o, almeno, non subito!). Sono laureata in Lingue e Culture dell'Asia Orientale... Sì, ho studiato il giapponese, e dal 2021 ho deciso di trasformare questa mia passione per l'Asia in un blog, LeggiMee. Qui scrivo del Giappone che mi più mi appassiona, ma racconto anche storie brevi e mi lascio andare all'improvvisazione!

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